Cosa succede se il Coronavirus impedisce l’adempimento di vendite internazionali?

Il coronavirus avrà effetti più sulla nostra salute o sull’economia mondiale? Anche gli aspetti economici legali alla pandemia non sono da sottovalutare.

Coronavirus: applicare la “forza maggiore” ai contratti?

Molti si stanno interrogando sulla possibilità di applicare la regola della “forza maggiore” ai contratti in corso con la Cina.

Il Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese, per venire incontro alle imprese cinesi, ha attribuito a sei Camere di Commercio cinesi di import ed export la competenza a rilasciare i certificati di “forza maggiore”; tali certificati vengono rilasciati a fronte della produzione di adeguata documentazione da parte dell’operatore richiedente e sono rivolti a esonerare le imprese da responsabilità in caso di inadempimento o ritardo nell’adempimento imputabile alla diffusione dell’epidemia.

Ma tale documento sarà sufficiente? E come si possono difendere le società italiane?

Cosa dice la legge?

Ricordiamo che l’individuazione della legge applicabile ai contratti internazionali – ossia che coinvolgono soggetti aventi sedi in diversi Stati non è di facile soluzione. Soprattutto se le parti non hanno scelto la legge applicabile al contratto.


In ambito italiano, se per i contratti stipulati con l’UE la soluzione è facilmente individuabile (Regolamento N.593/2008), non è così semplice per i Paesi extra UE, come la Cina.
La Cina è uno dei Paesi firmatari della Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale; tuttavia la Cina ha optato per la riserva e pertanto, trova applicazione soltanto quando il contratto è stato stipulato tra due soggetti aventi sede in stati firmatari (e anche l’Italia lo è) e quando il contratto è stato concluso in forma scritta.

Se una delle parti non ha sede in uno stato firmatario o se la Convenzione non è comunque applicabile, si dovrà andare ad individuare il contratto applicabile secondo le norme di diritto internazionale privato.

In Italia l’art. 57 della legge n. 218/1995 rinvia alla Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali, in base alla quale, il contratto è regolato dalla legge del Paese con il quale presenta il collegamento più stretto. Pertanto, poiché la prestazione caratteristica, in un contratto di vendita, è il trasferimento di un bene, troverà applicazione la legge del venditore.

Anche la legge cinese prevede che la legge applicabile al contratto, in assenza di accordo tra le parti, e di applicazione della Convenzione di Vienna, sia quella del luogo in cui risiede il soggetto che esegue la prestazione caratteristica; e pertanto, ancora una volta, la legge del venditore.

Il coronavirus può essere considerato causa di forza maggiore?

Intanto diciamo che nella legge italiana la nozione di “forza maggiore” non è esattamente definita, ma è comunque legata alla non imputabilità dell’inadempimento: la forza maggiore è legata a fatti straordinari e imprevedibili, estranei alla sfera d’azione delle parti.

Per la Convenzione di Vienna la clausola della forza maggiore per essere applicabile deve avere le seguenti caratteristiche principali: l’estraneità dell’accadimento dalla sfera di controllo dell’obbligato, la non prevedibilità dell’evento al momento della stipulazione del contratto, l’insormontabilità del fatto impedente o dei suoi esiti.

Per la legge cinese, la forza maggiore si definisce come ogni evento che le parti non possono prevedere ed il cui accadimento e le cui conseguenze esse non possono evitare.
Se le parti non hanno pertanto ben definito le cause di forza maggiore, sarà lasciato all’interpretazione della giurisprudenza stabilire se l’epidemia di coronavirus sia una causa di forza maggiore tale da escludere l’imputabilità dell’inadempimento contrattuale.