Circolare Agenzia Entrate n. 12 del 12 gennaio 2020

(Avv. Simona Mellano)

L’Agenzia delle entrate è tornata sull’argomento delle prove delle cessioni intracomunitarie nella circolare N.12 del 12 maggio scorso.

Ricordiamo che si definiscono cessioni intracomunitarie non imponibili le cessioni a titolo oneroso di beni trasportati o spediti nel territorio di un altro Stato membro dal cedente, dall’acquirente o da terzi per loro conto, nei confronti di soggetti passivi d’imposta (articolo 41, comma 1, lettera a) del D.L. del 30 agosto 1993, n. 331).
In sostanza, secondo la normativa nazionale, per la realizzazione di una cessione intracomunitaria, con la conseguente emissione di fattura non imponibile IVA, devono sussistere congiuntamente i seguenti requisiti:

  1. onerosità dell’operazione
  2. acquisizione o trasferimento del diritto di proprietà o di altro diritto reale sui beni
  3. status di operatore economico del cedente nazionale e del cessionario
  4. effettiva movimentazione del bene dall’Italia ad un altro Stato membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione avvengano a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto.

In mancanza anche di uno solo di questi requisiti, la cessione sarà da considerare imponibile ai fini IVA secondo le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (“Decreto IVA”).

Ed è proprio sulla prova della movimentazione e dell’uscita delle merci dal territorio comunitario che le aziende si trovano in difficoltà.
 

Senza stare a ripercorrere tutta la normativa e la prassi ben ricostruita in questa circolare, ricordiamo che l’art. 45 bis del Regolamento IVA ha introdotto una presunzione relativa circa l’avvenuto trasporto di beni in ambito comunitario e che la Commissione ha fornito alcuni chiarimenti in merito a tale disposizione, disciplinando le ipotesi in cui

  1. i beni siano stati spediti o trasportati dal venditore o da un terzo per suo conto (lettera a) del paragrafo 1 dell’articolo 45-bis in commento)
  2. quella in cui i beni siano stati trasportati dall’acquirente o da un terzo per suo conto (lettera b) del paragrafo 1 del medesimo articolo 45-bis)

La circolare afferma pertanto che l’Agenzia delle entrate potrà ritenere non soddisfatta la presunzione di cui all’art. 45 bis del Regolamento IVA ogniqualvolta la merce sia ancora in magazzino o sia andata distrutta o un documento sia falso ... e difatti la presunzione è relativa e pertanto una prova contraria all’uscita delle merci dall’ambito comunitario sarà sicuramente sufficiente a superare tale presunzione.

Conclude pertanto la circolare: “L’articolo 45-bis in commento, infatti, non preclude agli Stati membri l’applicazione di norme o prassi nazionali ulteriori in materia di prova delle cessioni intracomunitarie, eventualmente più flessibili della presunzione prevista dal Regolamento IVA.

Insomma la discrezionalità della PA in tema di prove di cessioni intracomunitarie è piena e questo consente al funzionario accertatore di ritenere o meno sufficientemente provata la prova delle cessioni (secondo il suo buon cuore).